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Shahīd (شَهيد, shahīd, plurale: شُهَداء , shuhadāʾ) è una parola in arabo che significa "testimone (della fede)".[1] È spesso tradotto in italiano con il termine «martire».

Concetto religiosoModifica

Recentemente il termine è entrato nel linguaggio giornalistico e storiografico per la crescita esponenziale di sanguinarie manifestazioni di fede, definiti normalmente attentati terroristici che hanno per protagonisti uomini, donne e bambini musulmani che si tolgono la vita per manifestare la propria fede, attentando anche all'incolumità pubblica con ordigni esplosivi o armi biologiche.

La stampa occidentale definisce queste persone suicide o kamikaze ma nella considerazione islamica il termine usato per definire il loro operato è ʿamaliyyāt al-istishādiyya, ovvero «operazioni di testimonianza», e chi intende testimoniare in modo anche drammatico la propria fede può essere definito istishādi, persona cioè votata a diventare eventualmente uno shahīd.

È martire anche chi muore involontariamente nel dimostrare, anche violentemente, la propria fede: in questo caso è definito Shahīd al-maẓlūm.

Lo Shahīd è colui che per antonomasia porta avanti il jihād, l'"impegno sacro e doveroso" che può prefigurarsi talvolta come una "guerra doverosa" (non "santa", concetto questo estraneo alla dottrina giuridica islamica) e non manca anche in ambito islamico chi discute circa la liceità di una simile "testimonianza", essendo assai labili i confini tra una lecita azione di jihād, anche quando essa sia nel concreto estremamente rischiosa per la propria vita, e il suicidio, assolutamente vietato invece dalla dottrina islamica, fin dall'epoca del Profeta Muhammad, che in un'occasione rifiutò esplicitamente di recitare la prevista e benedicente orazione funebre sulla tomba di un suicida...

Nell'Islam perfino nella guerra viene raccomandata la moderazione. Si veda la Sura II, la Giovenca, versetto 190:

« Combattete per la causa di Dio contro coloro che vi combattono, ma senza eccessi, ché Dio non ama coloro che eccedono. »

Quindi, tanto per cominciare, nella guerra va applicato il codice di guerra di Omar, secondo cui non si uccidono donne, vecchi e bambini. Inoltre, ovviamente, gli shahid dovrebbero essere tutti maggiorenni (sopra i 18 anni): quindi niente bambini né bambine shahid. Inoltre è vietata la guerra tra musulmani (tra sunniti e sciiti per esempio). E chiunque organizza gli shahid valicando questi limiti è automaticamente fuori dall'Islam. Inoltre gli shahid vanno utilizzati solo all'interno di eserciti nazionali regolari, delegati dal proprio governo a rispondere sul proprio territorio ad un aggressione esterna, non in altri casi.

NoteModifica

  1. Il testimone in un procedimento giudiziario, è invece lo shāhid (ﺷﺎﻫﺪ).

Voci correlateModifica

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