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La ṭahāra (ﻃﻬﺎﺭة), "purità rituale", è lo stato di purità del corpo che, accompagnato da quello del proprio pensiero e dal preciso intento che esso sia indispensabile all'adempimento di un precetto legale islamico, si consegue con particolari lavacri: wuḍūʾ (وضوء) o ghusl (ﻏﺴﻞ).

L'impurità che deve essere rimossa (hadath) secondo la legge coranica è di due tipologie distinte: l'impurità minore (hadath asghar) e quella maggiore (hadath akbar)[1] e se per il primo caso basterà il wuḍūʾ - che comporta lo strofinarsi con acqua pulita la testa in tutte le sue aperture (che si può pensare abbiano permesso l'ingresso del peccato): bocca, naso, orecchie e occhi, cui s'aggiungerà anche la nuca e con il lavaggio delle braccia fino al gomito e dei piedi fino alle caviglie - in caso d'impurità "maggiore" si dovrà ricorrere invece al ghusl, un lavacro totale del corpo, anche delle parti non toccate dal wuḍūʾ.

In mancanza d'acqua si potrà supplire con sabbia pulita (come la latina lustratio pulveralis), polvere secca o altri materiali inerti, purché non sudici, come la polvere derivante dall'intonacatura d'una casa.

NoteModifica

  1. Alberto Ventura, Islam ("L'islām sunnita nel periodo classico (VII-XVI secolo))", in Storia delle religioni, a cura di G. Filoramo, Roma-Bari, Laterza, 1999, pp. 124-5.

Bibliografia Modifica

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